D-DIMERO

Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina e rappresenta un marcatore laboratoristico di ipercoagulabilità. La sua presenza nel sangue è conseguenza di un triplice meccanismo:

  1. dell’attivazione della coagulazione con formazione di fibrina
  2. della sua stabilizzazione per azione del fattore XIII (attivato della trombina)
  3. della successiva proteolisi da aprte del sistema fibrinolitico (plasmina).

Ha un peso molecolare di circa 180.000 dalton ed un’emivita in vivo di circa 4-6 ore. Il D-dimero è rilevabile in bassa concentrazione nel sangue di soggetti sani, ad indicare l’esistenza di uno stato di equilibrio fra la formazione di fibrina e la sua lisi anche in condizioni fisiologiche. La concentrazione del D-Dimero aumenta in tutte le circostanze, specifiche o aspecifiche, associate o caratterizzate da fibrino-formazione e fibrinollisi. La concentrazione di D-dimero in vivo riflette lo stato di equilibrio della bilancia emostatica ed è quindi caratterizzata da spiccata variabilità individuale, sia in soggetti sani che in pazienti da patologie di vario genere.

Intervallo di riferimento

L’uso più consolidato della determinazione del D-dimero in ambito clinico si insericìsce nell’iter diagnostico di trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare (trombo embolia venosa, TEV). Per tale applicazione  non interessa al clinico sapere se un valore è normale o patologico riferendosi ad una popolazione sana, come accade per altri test, bensì se si possa escludere che il paziente abbia una TEV.

A tal fine sono stati identificati livelli deccisionali per ogni sistema diagnostico, che consentono di identificare pazienti con alta probabilità di essere indenni da patologia trombotica. I due tipi di cut-off, limite superiore dell’intervallo di riferimento e livello decisionale per TEV, vengono estrapolati su popolazioni diverse (soggeti sani versus soggetti con sospetta TEV) e possono non coincidere. Mentre il primo ha un significato fisiopatologico, l’altro ha un importante valore decisionale in ambito clinico. Sia l’intervallo di riferimento (range di normalità) che il livello decisionale per TEV (soglia diagnostica) sono strettamente dipendenti dalla metodica e dal kit di laboratorio utilizzato.

Il limite inferiore di normalità è intorno a 0, quello superiore oscilla attorno a 500 ng/ml

E’ da precisare che il valore di 500 ng/ml sia come cut-off per la diagnosi di TEV che come limite superiore del range di normalità è comune a diversi kit del commercio.

Ulteriori impieghi clinici della determinazione del D-dimero

Coagulazione intravasle disseminata (CID): l’impiego della determinazione del D-dimero, invariabilmente elevato come indice di ipercoagulabilità in questa forma di coagulopatia acuta (oltre 99% dei casi), non offre utili indicazioni cliniche individuali per il trattamento della patologia o per l’orientamento prognostico. GRAVIDANZA: livelli di D-dimero fisiologicamente elevati in corso di gestazione ne limitano l’utilità nella diagnostica della TVE. L’utilità per la diagnosi di patologie ostetriche quali eclampsia e pre-eclampsia non è ancora sufficientemente validata ed il significato clinico è incerto. Valutazione del rischio di recidiva di TVE: recentemente è stata presa in esame la possibilità di utilizzare la determinazione del D-dimero in paziente sottoposti a terapia anticoagulante orale per TVP idiopatica, dopo la sospensione del trattamento, ai fini della stratificazione del rischio di recidiva trombotico e per guidare la durata del trattamento anticoagulante orale, Tali dati richiedono maggiori evidenza scientifiche per l’applicazione clinica.

Condizioni fisiologiche e patologiche associate ad aumento del D-dimero

  1. Età avanzata
  2. Periodo neonatale
  3. Gravidanza fisiologica e patologica (incluso il puerperio)
  4. Pazienti ospedalizzati, pazienti con disabilità funzionale
  5. Infezioni (in particolare sepsi Gram negativi)
  6. NEOPLASIE
  7. Interventi chirurgici
  8. Traumi ed ustioni
  9. CID
  10. Trombo-embolia venosa
  11. Cardiopatia ischemica
  12. Stroke, Arteriopatia perifierica degli arti inferiore, Aneurismi
  13. Scompenso cardiaco congestizio
  14. Emorragie subaracnoide ed ematomi sottodurali, altre emorragie
  15. ARDS
  16. Malattie epatiche e malattie renali
  17. Malattie infiammatorie intestinali e malattie infiammatorie croniche (es. LES, artrite reumatoide)
  18. Terapia trombolitica

Recentemente si sono resi disponibili numerosi metodi per il odsaggio del D-dimero che affiancano i metodi classici ELISA: metodi di agglutinazione semiquantitativi, metodi di agglutinazione quantitativi, metodi che impiegano sangue in toto. Uno dei problemi principali di questo dosaggio è rappresentato dalla difficoltà della standarizzazione dei diversi metodi. Ne consegue che la comparazione dei risultati ottenuti con metodi diversi è impossibile e che ogni risultato è del tutto “metodo-speicifico”.

Manuela Caizzi (1); E. Gianoli (2); Giorgio Paladini (1,2) 1. S.C Ematologia Clinica; Azienda Ospedaliera-Universitaria, Ospedali Riuniti di Trieste 2. Dipartimento di Medicina di Laboratorio; Azienda Ospedaliera-Universitaria, Ospedali Riunti di Trieste

Tag: , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: